Sale e Pepe
Dorsoduro 263
180,00 €
7 disponibili
Progettato e realizzato in Italia
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Questo Pezzo di Venezia che arrederà la vostra tavola é un oggetto utile, una memoria della nostra amata città sull’ acqua, un regalo originale, eco-sostenibile.
Materiale: Rovere di briccola e acciaio
Francesco Lucchese
Un oggetto che racchiude l’anima di Venezia. Il sale e pepe Dorsoduro 263 racconta una storia di mare e di terra…portatore di ricordi e di tradizione.
Scopri di più sul designer
Dorsoduro 263
Nel 1281 il Maggior Consiglio impose ai mercanti di ritornare a Venezia da ogni loro viaggio con un carico di sale che veniva poi accumulato nei grandi magazzini delle Zattere che ne portano il nome ancora oggi.
Troverete i “Magazzini del Sale” al civico 263 del sestiere di Dorsoduro, oggi polo di arte e cultura contemporanea.
Alberto Toso Fei racconta...
“Se le spezie – come il pepe – hanno contribuito nei secoli alla preparazione dei cibi (e ad arricchire la Serenissima), va detto anche che Venezia costruì le sue fortune poggiando i suoi destini su delle incrollabili fondamenta di sale: “l’oro bianco”, merce di scambio e strumento di potere, che ha garantito per secoli la sopravvivenza garantendo la conservazione dei cibi.
Il sale fu dunque ricchezza e benessere, e la Serenissima non esitò a scatenare guerre, quando il suo monopolio fu minacciato. Se oggi esistono Tiziano, Sansovino, Tintoretto, Veronese; il Ponte di Rialto e la Basilica di San Marco… lo si deve anche all’oro bianco, così come al suo compagno fraterno sulla tavola: il pepe.
Una spezia, quest’ultima, già conosciuta agli antichi Romani che ne erano grandi consumatori, ma che dopo la caduta dell’Impero romano, e il controllo del traffico di spezie da parte degli arabi con la fine dell’Impero Bizantino, fu commercializzata soprattutto da Venezia e Genova, alle quali si deve la diffusione del pepe in tutta Europa. Se il sale, per la Serenissima, fu l’oro bianco, il pepe – con cannella e zafferano, caffè e chiodi di garofano – fu certamente un altro dei volti della ricchezza della Repubblica”.














