Luce
Santa Marta
198,00 €
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Una piccola luce in rovere di bricola che ricorda nella forma il tappo dello champagne! Un’oggetto che ha tutto il sapore della Laguna di Venezia grazie a queste due porzioni di legno riciclato di bricola che ruotando l’una sull’altra ne innescano il meccanismo di accensione. per creare una calda atmosfera nella quiete notturna di una stanza piuttosto che al tavolo di un bistrot.
All’interno, tre piccoli LED posizionati a triangolo proiettano la luce in modo soffuso e suggestivo, disegnando tre spicchi luminosi distinti visibili sulla superficie di appoggio. Questo particolare gioco di luci rende ogni accensione un momento speciale.
Il meccanismo è completamente integrato nel legno e alimentato da una batteria ricaricabile tramite cavo USB (in dotazione).
Materiale: Rovere di bricola
Matteo Ragni
A Matteo avevamo chiesto di progettare quella che noi in gergo chiamiamo Lucciola ovvero una piccola lucina tascabile destinata ai “nuovamente bambini” perché le loro scorribande notturne non dovrebbero disturbare il sonno della nonna che vorrebbe continuare a dormire tranquilla. Come prima risposta abbiamo invece ricevuto questa simpatica abat-jour che ottiene lo stesso risultato pur rimanendo immobile sul comodino. Matteo ha però raggiunto anche un secondo risultato: una luce da compagnia che aiuta i Bimbi a superare la paura del buio.
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Santa Marta
Il nome di questa luce in rovere di bricola di Venezia riconduce all’ex campo di Marte, oggi Santa Marta, che all’inizio del 1900 ospitava un’officina del gas necessario ad alimentare i caratteristici lampioni in ghisa che illuminavano Venezia.
Alberto Toso Fei racconta...
“A Venezia per diversi secoli – in attesa dell’illuminazione pubblica – le calli buie, naturalmente, spaventavano: gli omicidi, nei tempi antichi, non erano infrequenti. Pensate che si deve anche al gran numero di assassinii, la presenza di moltissimi capitelli a Venezia: preoccupata della frequenza con cui si commettevano i delitti lungo le strade, nel 1128 la Serenissima ordinò infatti che fossero illuminate a mezzo di alcuni cesendeli, piccole lanterne (dal latino cicendelae, lucciole); sopra di esse, furono poste delle immagini sacre per trattenere la mano di ladri e assassini. A occuparsi della loro cura i parroci; a coprire le spese la Repubblica.
Nel 1450 il Governo ordinò che quanti volessero camminare per la città dopo le ore tre della notte dovessero essere provvisti di lume. Iniziò così l’uso, specialmente da parte delle persone più agiate, di farsi precedere da un servo col lume. Nacque così la figura del Codega (vocabolo che alcuni fanno derivare dal greco odegos, guida), una sorta di facchino che, con un fanale acceso, s’appostava di sera presso qualche caffè o in altri luoghi frequentati per servire coloro che volevano farsi accompagnare a casa.
L’illuminazione dell’intera città per mezzo di ferali (fanali), fu decretata invece nel 1732: tutti erano obbligati a contribuirvi, eccetto “i miserabili”. E a partire dal secolo successivo Venezia produsse da sé il gas per i lampioni, per mezzo di una officina che si trovava a Santa Marta”.
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