Alberto Toso Fei racconta...
”Nel corso del Settecento il bastone da passeggio inizia a farsi strada nell’uso comune: in quel secolo infatti la spada, fino ad allora molto utilizzata dai nobili quale segno distintivo del loro rango, comincia a essere sostituita da questo oggetto.
A Venezia iniziò a essere introdotto come parte integrante del “Liston in Piazza”. I listoni erano quelle porzioni di selciato, posizionate spesso al centro dei campi, prima dell’intera opera di pavimentazione della città, che permettevano lo “struscio” lontani dal fango e ben davanti agli occhi di tutti. Il bastone faceva parte della “camminata con stile”; molte delle impugnature erano veri e propri gioielli da esibire.
Con l’andare del tempo si trasformò da oggetto di complemento nell’abbigliamento a uno strumento di mera utilità, e le dame iniziarono a sostituirlo progressivamente con graziosi e sofisticati ombrellini parasole.
In tempi più antichi il bastone fu anche simbolo di comando. I Capitani da Mar della Marina veneziana ne utilizzavano uno corto – a mo’ di scettro – come simbolo del potere che era loro conferito. Il doge, invece, non lo utilizzava.
Accadde anzi una sola volta nella storia della Serenissima quando Lorenzo Celsi, amante dello sfarzo e della grandiosità eletto nel 1361, iniziò a girare per Venezia facendosi precedere da un paggio che reggeva uno scettro su un cuscino, finché un consigliere dogale non lo spezzò in due presentando una denuncia al Consiglio dei Dieci, alimentando il sospetto che Celsi aspirasse a una signoria. Il doge morì di lì a poco, chi dice avvelenato, chi per la collera dovuta all’affronto subito. Di certo, l’utilizzo del bastone non gli fece gran bene.